Arriva la primavera, e con essa la voglia di liberarmi dal torpore letargico.
Mi piacerebbe fare un sacco di cosine carine... già, ma cosa?
Mi rendo conto che una volta ero molto più varia nei miei "lavoretti", ora sono quasi esclusivamente puntata sul lavoro a maglia, o comunque su lavori di ricamo, pizzo, cucito e cose del genere. Si vede che sono una casalinga di mezza età? :D A dire il vero anche i bijoux mi attirano sempre molto, ma ora come ora non ho voglia di tirare fuori tonnellate di materiali, che poi sono da rimettere a posto. E poi non è un hobby molto portatile, mentre mi servirebbe qualcosa che posso fare anche in treno. Beh, è anche per questo che mi piace lavorare col filo: un gomitolo (o qualche matassina) e gli attrezzi per lavorare stanno anche in borsetta, e non serve un tavolo o un cavalletto. Non ci sono molti hobby così...
Insomma, al momento sto in pausa un attimo per vedere cosa salta fuori dal cilindro. D'altra parte ho talmente tanti di quei panni da rammendare o vestiti da modificare che non ho il problema di come impiegare il tempo, per ora!
Visualizzazione post con etichetta Quello che penso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Quello che penso. Mostra tutti i post
giovedì 10 marzo 2016
lunedì 15 febbraio 2016
Regalo di Natal- coff coff - ehm.
"Ma sì, è facile, non ci vorrà molto" mi sono detta. Ma è arrivato Natale e ancora non avevo fatto in tempo a cominciare. "Pace, consegnerò in ritardo, il mio moroso è paziente e capisce" (e soprattutto mi conosce).
Poi mi sono resa conto che fare un cuscino a maglia non è poi così veloce se utilizzi un filo sottile, che se vuoi fare per la prima volta nella vita un lavoro a colori ci vorrà più tempo che ad utilizzare una tecnica collaudata, e che è molto meglio fare un cuscino sfoderabile, cioè tagliare e cucire una base di stoffa da imbottire e poi fare a maglia la fodera. Ed era già metà gennaio. "Va be', farò anche la fodera di stoffa ed il simbolo zodiacale del leone lo ricamerò, mi ci vuole molto meno... posso consegnare il regalo per San Valentino, la ricorrenza camufferà il ritardo".
Mi sono trovata a 10 giorni dalla scadenza, di cui due inutilizzabili perché già impegnati, che non avevo nemmeno cominciato. Ero ancora sicura di avere tutto il tempo, ma ovviamente capitano sempre degli imprevisti, ed altrettanto ovviamente non metto mai in conto che qualcosa potrebbe andare storto.
In qualche modo ho risolto tutto, ma sono arrivata all'ultimo giorno utile che avevo ancora il ricamo da fare e poco tempo per realizzarlo. Così ho finito per delineare giusto il contorno a punto erba, sperando di poter arricchire il disegno in un secondo momento... Ed alla fine il cuscino è venuto così:
Non sono soddisfatta del risultato, avrei potuto fare di meglio. Se mi fossi svegliata prima. Mi resta la soddisfazione di aver risolto dei problemi in quattro e quattr'otto con quel che avevo in casa, e di non aver dovuto rimandare oltre.
Il destinatario non mi ha nemmeno ringraziato, si è limitato ad accarezzare la stoffa lucida del cuscino e a chiedermi: "Quando mi fai gli altri 11?". Beh, se ne vuole altri 11 così (con gli altri segni zodiacali ovviamente) devo dedurre che il primo va benissimo. Se mi avesse chiesto di farne un altro del leone avrei pensato che questo non gli fosse andato tanto a genio.
Sì, lui è un tipo così. Ma pure io, gli avevo promesso un cuscino a maglia per Natale e si è trovato un cuscino di stoffa a San Valentino... e se mi vuole bene lo stesso lui posso forse non adorarlo io?
Poi mi sono resa conto che fare un cuscino a maglia non è poi così veloce se utilizzi un filo sottile, che se vuoi fare per la prima volta nella vita un lavoro a colori ci vorrà più tempo che ad utilizzare una tecnica collaudata, e che è molto meglio fare un cuscino sfoderabile, cioè tagliare e cucire una base di stoffa da imbottire e poi fare a maglia la fodera. Ed era già metà gennaio. "Va be', farò anche la fodera di stoffa ed il simbolo zodiacale del leone lo ricamerò, mi ci vuole molto meno... posso consegnare il regalo per San Valentino, la ricorrenza camufferà il ritardo".
Mi sono trovata a 10 giorni dalla scadenza, di cui due inutilizzabili perché già impegnati, che non avevo nemmeno cominciato. Ero ancora sicura di avere tutto il tempo, ma ovviamente capitano sempre degli imprevisti, ed altrettanto ovviamente non metto mai in conto che qualcosa potrebbe andare storto.
In qualche modo ho risolto tutto, ma sono arrivata all'ultimo giorno utile che avevo ancora il ricamo da fare e poco tempo per realizzarlo. Così ho finito per delineare giusto il contorno a punto erba, sperando di poter arricchire il disegno in un secondo momento... Ed alla fine il cuscino è venuto così:
Non sono soddisfatta del risultato, avrei potuto fare di meglio. Se mi fossi svegliata prima. Mi resta la soddisfazione di aver risolto dei problemi in quattro e quattr'otto con quel che avevo in casa, e di non aver dovuto rimandare oltre.
Il destinatario non mi ha nemmeno ringraziato, si è limitato ad accarezzare la stoffa lucida del cuscino e a chiedermi: "Quando mi fai gli altri 11?". Beh, se ne vuole altri 11 così (con gli altri segni zodiacali ovviamente) devo dedurre che il primo va benissimo. Se mi avesse chiesto di farne un altro del leone avrei pensato che questo non gli fosse andato tanto a genio.
Sì, lui è un tipo così. Ma pure io, gli avevo promesso un cuscino a maglia per Natale e si è trovato un cuscino di stoffa a San Valentino... e se mi vuole bene lo stesso lui posso forse non adorarlo io?
venerdì 4 settembre 2015
Ma toh, ci sono ancora!
Ecco. Uffa. È tutta colpa di Polepole. Non è vero, ma dato che mi ha dato l'ultima spintarella facciamo finta che sia merito suo.
Perché io avevo voglia di postare.
Ho riesumato qualche giorno fa una vecchia pagina Facebook su cui mettere le foto dei miei ultimi lavoretti... Con grande fantasia l'ho chiamata "La Faccina Felice". U.U"
Ma sapevo che la pagina Facebook non è il mio stile, che devo imparare un po' ad usarla, magari usarla a mo' di blog.
Ma poi quel commentino... quello che in fondo penso anch'io. Uff, però mi mancano i blog. Mi manca quel clima che guardi il colore della pagina, la scelta del font, la disposizione delle foto e tutto trasuda la personalità del blogger, anche se ha solo scelto un tema predefinito. Vedere una foto e leggere un contenuto su Facebook, per quanto interessanti, ma buttati tra foto di serate al pub e video di gattini non è la stessa cosa di andare su un blog a leggere. Che già, a dire il vero, leggo i blog dal feedreader, ma almeno mi godo il singolo post in santa pace, non contornato di pubblicità e scemate. E poi i post più interessanti li vado a cercare nei blog lo stesso, per vedere che commenti ci sono.
Ho ripreso in mano il blog di prova che era praticamente pronto e ho copiato qui tutte le modifiche. Niente che cambi decisamente il look, ma è più... a posto, diciamo. Con Chrome vedo benissimo i titoli in stile "scritto a pennarello" nonostante abbia un Windows 7 reinstallato tipo un mese fa e con su pressoché nulla (non ci ho messo nemmeno Word o simili, tanto per dirne una). Se voi con altri browser o sistemi operativi vedete il titolo in qualche font "classico" avvisatemi e vedo cosa posso fare. La versione per cellulari non ho idea di cosa faccia, ci guarderò, anche se è più difficile che riesca a modificare la grafica anche di quella.
E niente, così, ho perso un sacco di righe per dire che... sono tornata? Ho riaperto il blog? E che ne so, magari poi non riposto più per mesi. Magari preferisco imparare a gestire la pagina Facebook, che tanto gira gira pure io finisco per stare sempre lì.
Uff, però mi mancano i blog. Mi manca leggerli e mi manca pure scriverli, per quanto non abbia granché da dire. È che quando "tieni un blog" poi ti senti un po' costretto a fare le cose per bene, mentre sui social non ti fai tanti problemi. Ma perché poi? Non voglio farmi problemi nemmeno col blog. Se serve a farmi sentire meglio mi ci sfogo, e se mi pesa lo pianto lì di nuovo. Tanto chi li caga più i blog? :D
Perché io avevo voglia di postare.
Ho riesumato qualche giorno fa una vecchia pagina Facebook su cui mettere le foto dei miei ultimi lavoretti... Con grande fantasia l'ho chiamata "La Faccina Felice". U.U"
Ma sapevo che la pagina Facebook non è il mio stile, che devo imparare un po' ad usarla, magari usarla a mo' di blog.
Ma poi quel commentino... quello che in fondo penso anch'io. Uff, però mi mancano i blog. Mi manca quel clima che guardi il colore della pagina, la scelta del font, la disposizione delle foto e tutto trasuda la personalità del blogger, anche se ha solo scelto un tema predefinito. Vedere una foto e leggere un contenuto su Facebook, per quanto interessanti, ma buttati tra foto di serate al pub e video di gattini non è la stessa cosa di andare su un blog a leggere. Che già, a dire il vero, leggo i blog dal feedreader, ma almeno mi godo il singolo post in santa pace, non contornato di pubblicità e scemate. E poi i post più interessanti li vado a cercare nei blog lo stesso, per vedere che commenti ci sono.
Ho ripreso in mano il blog di prova che era praticamente pronto e ho copiato qui tutte le modifiche. Niente che cambi decisamente il look, ma è più... a posto, diciamo. Con Chrome vedo benissimo i titoli in stile "scritto a pennarello" nonostante abbia un Windows 7 reinstallato tipo un mese fa e con su pressoché nulla (non ci ho messo nemmeno Word o simili, tanto per dirne una). Se voi con altri browser o sistemi operativi vedete il titolo in qualche font "classico" avvisatemi e vedo cosa posso fare. La versione per cellulari non ho idea di cosa faccia, ci guarderò, anche se è più difficile che riesca a modificare la grafica anche di quella.
E niente, così, ho perso un sacco di righe per dire che... sono tornata? Ho riaperto il blog? E che ne so, magari poi non riposto più per mesi. Magari preferisco imparare a gestire la pagina Facebook, che tanto gira gira pure io finisco per stare sempre lì.
Uff, però mi mancano i blog. Mi manca leggerli e mi manca pure scriverli, per quanto non abbia granché da dire. È che quando "tieni un blog" poi ti senti un po' costretto a fare le cose per bene, mentre sui social non ti fai tanti problemi. Ma perché poi? Non voglio farmi problemi nemmeno col blog. Se serve a farmi sentire meglio mi ci sfogo, e se mi pesa lo pianto lì di nuovo. Tanto chi li caga più i blog? :D
Etichette:
Il mio blog,
Quello che penso
9 commenti:
venerdì 12 settembre 2014
Blog stop
Come avete notato è da molto che non aggiorno più il blog. Anzi sto pensando di chiuderlo del tutto. Non so se ne aprirò un altro più avanti, se mi sposterò su una pagina Facebook, o cos'altro.
È che i miei interessi ed i miei obiettivi stanno cambiando, e decisamente non mi sento una blogger, quindi niente, farò altro nella vita, tutto qui.
Resto sempre disponibile, se volete scrivetemi una mail: l'indirizzo è qui di fianco nel mio profilo. Contattarmi via Facebook è più problematico, visto che ne faccio un uso limitato, ma se volete provarci c'è il link anche per quello.
Non mi resta che salutare... ciaooooo!
È che i miei interessi ed i miei obiettivi stanno cambiando, e decisamente non mi sento una blogger, quindi niente, farò altro nella vita, tutto qui.
Resto sempre disponibile, se volete scrivetemi una mail: l'indirizzo è qui di fianco nel mio profilo. Contattarmi via Facebook è più problematico, visto che ne faccio un uso limitato, ma se volete provarci c'è il link anche per quello.
Non mi resta che salutare... ciaooooo!
Etichette:
Il mio blog,
Quello che penso
9 commenti:
mercoledì 21 maggio 2014
Novità non creativa
Questa settimana nessuna novità riguardo alla creatività.
Il ricamo va avanti a rilento, settimana scorsa non sono andata avanti e ho portato via il verde da finire e ho aggiunto solo un fiore viola. Totale: 2 fiori fatti su 14, me ne mancano ancora 5 viola e 7 rosa. Finirò mai?
Gli esperimenti di pagnotte vanno avanti. Ne ho sfornate 2 grosse poco fa, non le ho ancora assaggiate... vi saprò dire!
La novità è che sono stata a Gardaland per la prima volta nella mia vita a 35 anni, e senza bambini al seguito... solo bamboccioni venti-trentenni con tanta voglia di divertirsi! Mai fatte montagne russe nemmeno al luna-park, quasi sempre snobbato le giostre... ma cosa non farei per spirito di compagnia!
Alla fine mi sono divertita, mi sono guadagnata delle scarpe al profumo di muffa a causa di una giostra acquatica, e ho scoperto di soffrire il mal d'auto ma non il mal di giostra. Mi spiace solo che abbiano chiuso lo Space Vertigo, era l'unica giostra che ero veramente curiosa di provare! Anche il Blu Tornado, non ho fatto in tempo a salirci...
Uhm, ho guadagnato anche tosse e mal di gola, ma già avevo la gola gonfia settimana scorsa, non credo sia colpa di Gardaland!
Insomma, ero tutta eccitata dal gusto della novità e della sfida "vediamo se reggo anche quello", cosa che di norma non è da me... Che abbia qualcosa da imparare da questa giornata? ;)
Il ricamo va avanti a rilento, settimana scorsa non sono andata avanti e ho portato via il verde da finire e ho aggiunto solo un fiore viola. Totale: 2 fiori fatti su 14, me ne mancano ancora 5 viola e 7 rosa. Finirò mai?
Gli esperimenti di pagnotte vanno avanti. Ne ho sfornate 2 grosse poco fa, non le ho ancora assaggiate... vi saprò dire!
La novità è che sono stata a Gardaland per la prima volta nella mia vita a 35 anni, e senza bambini al seguito... solo bamboccioni venti-trentenni con tanta voglia di divertirsi! Mai fatte montagne russe nemmeno al luna-park, quasi sempre snobbato le giostre... ma cosa non farei per spirito di compagnia!
Alla fine mi sono divertita, mi sono guadagnata delle scarpe al profumo di muffa a causa di una giostra acquatica, e ho scoperto di soffrire il mal d'auto ma non il mal di giostra. Mi spiace solo che abbiano chiuso lo Space Vertigo, era l'unica giostra che ero veramente curiosa di provare! Anche il Blu Tornado, non ho fatto in tempo a salirci...
Uhm, ho guadagnato anche tosse e mal di gola, ma già avevo la gola gonfia settimana scorsa, non credo sia colpa di Gardaland!
Insomma, ero tutta eccitata dal gusto della novità e della sfida "vediamo se reggo anche quello", cosa che di norma non è da me... Che abbia qualcosa da imparare da questa giornata? ;)
Etichette:
Quello che penso
Nessun commento:
mercoledì 23 aprile 2014
Un rifiuto
Un rifiuto è un no.
È quello che succede quando uno fa una proposta e un altro non la accetta: un rifiuto.
O quando qualcuno butta via una cosa che non gli serve o non vuole più: un rifiuto.
Accade anche se si esclude qualcuno da un gruppo: un rifiuto.
A volte i rifiuti sono positivi e anzi doverosi: ciò che non è buono va rifiutato.
In altri casi i rifiuti sono egoisti: rifiutiamo altre persone, altri concetti, altri stili di vita, e tiriamo avanti da soli con le nostre convinzioni, senza chiederci se siano giuste o sbagliate.
Poi capita di rifiutare anche noi stessi: quando ci sottovalutiamo, ci scoraggiamo, non osiamo per paura del giudizio degli altri, o non sappiamo perdonarci uno sbaglio.
E poi ci sono i rifiuti nel senso di pattume, quelli che ho visto per strada stamattina andando in stazione e mi hanno spinto a scriverlo, finalmente, questo post. Penso alle persone cui la "roba che non mi serve" fa talmente schifo che la lanciano per strada, si rifiutano perfino di riporla al proprio posto nel cassonetto o nel cestino. Questo tipo di rifiuto è psicologico: quando l'oggetto che non serve si trasforma istantaneamente in un "bleah" che ti fa senso perfino portarlo da qui a lì, quando non ti prendi l'impegno di mettere una cosa dove deve stare (perché anche se a te non occorre più c'è comunque un luogo appropriato in cui metterla), il rifiuto è il tuo atto, più che l'oggetto.
Possiamo buttarla sull'ambientalista, oppure possiamo pensare alle persone e all'accoglienza: dopotutto ci sono tante "cartacce umane"... Mettetela come vi pare. Un rifiuto è un no; e a chi, quale oggetto o quale concetto diciamo no, c'è da pensare.
È quello che succede quando uno fa una proposta e un altro non la accetta: un rifiuto.
O quando qualcuno butta via una cosa che non gli serve o non vuole più: un rifiuto.
Accade anche se si esclude qualcuno da un gruppo: un rifiuto.
A volte i rifiuti sono positivi e anzi doverosi: ciò che non è buono va rifiutato.
In altri casi i rifiuti sono egoisti: rifiutiamo altre persone, altri concetti, altri stili di vita, e tiriamo avanti da soli con le nostre convinzioni, senza chiederci se siano giuste o sbagliate.
Poi capita di rifiutare anche noi stessi: quando ci sottovalutiamo, ci scoraggiamo, non osiamo per paura del giudizio degli altri, o non sappiamo perdonarci uno sbaglio.
E poi ci sono i rifiuti nel senso di pattume, quelli che ho visto per strada stamattina andando in stazione e mi hanno spinto a scriverlo, finalmente, questo post. Penso alle persone cui la "roba che non mi serve" fa talmente schifo che la lanciano per strada, si rifiutano perfino di riporla al proprio posto nel cassonetto o nel cestino. Questo tipo di rifiuto è psicologico: quando l'oggetto che non serve si trasforma istantaneamente in un "bleah" che ti fa senso perfino portarlo da qui a lì, quando non ti prendi l'impegno di mettere una cosa dove deve stare (perché anche se a te non occorre più c'è comunque un luogo appropriato in cui metterla), il rifiuto è il tuo atto, più che l'oggetto.
Possiamo buttarla sull'ambientalista, oppure possiamo pensare alle persone e all'accoglienza: dopotutto ci sono tante "cartacce umane"... Mettetela come vi pare. Un rifiuto è un no; e a chi, quale oggetto o quale concetto diciamo no, c'è da pensare.
Etichette:
Quello che penso
Nessun commento:
lunedì 17 marzo 2014
Ma voi siete più LIFO o FIFO?
Last In First Out (LIFO) = ultimo dentro, primo fuori.
È il sistema della pila di piatti: quello che hai messo per ultimo dentro la credenza resta in cima alla pigna, ed è il primo ad essere tirato fuori. Succede anche coi vestiti nei cassetti, soprattutto quelli degli uomini.
First In First Out (FIFO) = primo dentro, primo fuori.
È il sistema della coda alle casse: chi arriva prima se ne va per primo. O quello che uso con lo yogurt: quello comprato per primo scade prima, quindi è il primo ad essere mangiato.
LIFO e FIFO sono concetti usati in economia e in informatica, ma si possono applicare in svariate circostanze. Per esempio, pensando al carattere delle persone creative, possiamo dire che:
_ Sei un tipo "LIFO" se hai un sacco di lavori non-finiti, iniziati un sacco di tempo fa, che procedono solo se hai prima finito le cose più urgenti o se non hai nient'altro di più interessante da fare. "Last in, first out": la novità va consumata subito, per il vecchiume c'è tempo.
_ Sei un tipo "FIFO" se ti concentri su un solo progetto per volta (o un piccolo numero), e consideri troppo dispersivo iniziare qualcosa di nuovo prima di avere portato a termine quello su cui stai lavorando. "First in, first out": chi arriva per primo ha la precedenza sugli altri.
Tendenzialmente io ragiono LIFO, ed è questo il motivo per cui pianto i lavori a metà, mi dimentico il gas acceso, perdo tanto tempo e mi riduco sempre all'ultimo momento: c'è sempre qualcosa di più urgente o di più carino che mi distrae, e riesco a pensare solo alle cose più immediate.
Però con i progetti creativi mi sforzo di applicare il più possibile il metodo FIFO, cioè di rispettare le precedenze cronologiche e di non divagare troppo... altrimenti non ne esco più!
Voi come ve la cavate?
È il sistema della pila di piatti: quello che hai messo per ultimo dentro la credenza resta in cima alla pigna, ed è il primo ad essere tirato fuori. Succede anche coi vestiti nei cassetti, soprattutto quelli degli uomini.
First In First Out (FIFO) = primo dentro, primo fuori.
È il sistema della coda alle casse: chi arriva prima se ne va per primo. O quello che uso con lo yogurt: quello comprato per primo scade prima, quindi è il primo ad essere mangiato.
LIFO e FIFO sono concetti usati in economia e in informatica, ma si possono applicare in svariate circostanze. Per esempio, pensando al carattere delle persone creative, possiamo dire che:
_ Sei un tipo "LIFO" se hai un sacco di lavori non-finiti, iniziati un sacco di tempo fa, che procedono solo se hai prima finito le cose più urgenti o se non hai nient'altro di più interessante da fare. "Last in, first out": la novità va consumata subito, per il vecchiume c'è tempo.
_ Sei un tipo "FIFO" se ti concentri su un solo progetto per volta (o un piccolo numero), e consideri troppo dispersivo iniziare qualcosa di nuovo prima di avere portato a termine quello su cui stai lavorando. "First in, first out": chi arriva per primo ha la precedenza sugli altri.
Tendenzialmente io ragiono LIFO, ed è questo il motivo per cui pianto i lavori a metà, mi dimentico il gas acceso, perdo tanto tempo e mi riduco sempre all'ultimo momento: c'è sempre qualcosa di più urgente o di più carino che mi distrae, e riesco a pensare solo alle cose più immediate.
Però con i progetti creativi mi sforzo di applicare il più possibile il metodo FIFO, cioè di rispettare le precedenze cronologiche e di non divagare troppo... altrimenti non ne esco più!
Voi come ve la cavate?
Etichette:
Linguaggio,
Quello che penso
4 commenti:
martedì 4 marzo 2014
Vorrei fare tante cose...
E finisco sempre per non farne nemmeno una.
Non intera, per lo meno.
Tipo questo post.
Ma mi sono fissata di dover scrivere un post alla settimana...
Intanto raccolgo le idee.
Non intera, per lo meno.
Tipo questo post.
Ma mi sono fissata di dover scrivere un post alla settimana...
Intanto raccolgo le idee.
Etichette:
Quello che penso
1 commento:
giovedì 27 febbraio 2014
Arianna, mi dicono, ma non era Penelope?
Mi hanno regalato del filato che mi piace un sacco.
Volevo farne un maglione.
Ma non mi riesce, non mi riesce, non mi riesce.
Non so quante volte ho disfatto e rifatto: tre, quattro? Sono partita dal collo in giù, e non riesco a fare più di 10 cm senza trovare qualcosa che mi lascia tanto insoddisfatta da voler rifare daccapo tentando un altro sistema. Quel particolare filato è un po' strano per me e io non so come gestirlo U_U
Lasciar perdere no, vorrei tanto quel maglione, e vorrei averlo pronto da indossare al più presto. Ma forse dovrei prendere una pausa e meditare su certi dettagli prima di avviare di nuovo...
Se lascio passare qualche giorno e lo avvio all'inizio di marzo, sarà pronto prima della mezza stagione?
...
Quest'anno avremo una mezza stagione?
Se fa come l'anno scorso, mi sa che a fine marzo riuscirò ancora ad usare il maglione pesante :D
Volevo farne un maglione.
Ma non mi riesce, non mi riesce, non mi riesce.
Non so quante volte ho disfatto e rifatto: tre, quattro? Sono partita dal collo in giù, e non riesco a fare più di 10 cm senza trovare qualcosa che mi lascia tanto insoddisfatta da voler rifare daccapo tentando un altro sistema. Quel particolare filato è un po' strano per me e io non so come gestirlo U_U
Lasciar perdere no, vorrei tanto quel maglione, e vorrei averlo pronto da indossare al più presto. Ma forse dovrei prendere una pausa e meditare su certi dettagli prima di avviare di nuovo...
Se lascio passare qualche giorno e lo avvio all'inizio di marzo, sarà pronto prima della mezza stagione?
...
Quest'anno avremo una mezza stagione?
Se fa come l'anno scorso, mi sa che a fine marzo riuscirò ancora ad usare il maglione pesante :D
mercoledì 19 febbraio 2014
Acquisti e compagnia...
Per San Valentino mi sono fatta regalare dal moroso un treppiede per la macchina fotografica. Evviva! Finalmente posso settare esposizioni lunghe e fare foto decenti anche con la scarsa luce che ho in casa! ^o^ Cielo, avendo trovato il cavalletto in superofferta a quasi metà prezzo e senza spese di spedizione, sarebbe stato un regalo anche se me lo fossi preso da sola... :D
Sempre approfittando di offerte varie, finalmente mi sono decisa a comprare online anche un set di pinze per bigiotteria. Ma poiché erano parte di un ordine spedito al mio moroso, ce le ha lui e io non le vedrò fino al primo di marzo! Non avevo mai trovato "dal vivo" pinze senza zigrinature abbastanza solide, e le spese di spedizione mi avevano sempre trattenuta dall'ordinarle online. Spero che quelle che ho preso non siano una fregatura... be', almeno non le ho pagate tanto!
Non ho invece trovato superofferte su altre cose che mi sarebbe piaciuto comprare, come il filo d'alluminio e la fustellatrice a rotella, quindi sarà per la prossima volta. ;)
Mentre aspettavo che arrivasse il cavalletto della macchina fotografica ho anche approntato una specie di "light-paravento" (anziché light box o light tent), cioè uno sfondo di cartone ricoperto di carta bianca e con due pareti laterali traslucide fatte di listelli di cartone e carta forno. Temo però di avere fatto le pareti troppo piccole: ho progettato una chiusura a libro per poter mettere via facilmente l'attrezzo, ma non ho pensato alla profondità di campo... devo ancora collaudarlo, e nel caso cercare una soluzione.
Con lo sferruzzo vado avanti a rilento. Ho avviato un maglioncino per me, ma ho dovuto disfare tutto perché ho fatto un errore con le misure... sono appena ripartita, ma ancora non mi rendo conto se stavolta ci ho imbroccato oppure no. Certo che se avessi scelto un modello scritto bene e non uno che va a naso...
Inoltre è arrivata la correzione dei guanti che stavo testando, per cui ora dovrò fare il secondo.
Ah, e mi è anche rimasto in sospeso il Minion, che è ancora da imbottire e cucire... e ricamare!
E in questi giorni di ciclo sono pure di pessimo umore e non ho voglia di fare niente, per cui oggi vi beccate un post senza foto :P
Sempre approfittando di offerte varie, finalmente mi sono decisa a comprare online anche un set di pinze per bigiotteria. Ma poiché erano parte di un ordine spedito al mio moroso, ce le ha lui e io non le vedrò fino al primo di marzo! Non avevo mai trovato "dal vivo" pinze senza zigrinature abbastanza solide, e le spese di spedizione mi avevano sempre trattenuta dall'ordinarle online. Spero che quelle che ho preso non siano una fregatura... be', almeno non le ho pagate tanto!
Non ho invece trovato superofferte su altre cose che mi sarebbe piaciuto comprare, come il filo d'alluminio e la fustellatrice a rotella, quindi sarà per la prossima volta. ;)
Mentre aspettavo che arrivasse il cavalletto della macchina fotografica ho anche approntato una specie di "light-paravento" (anziché light box o light tent), cioè uno sfondo di cartone ricoperto di carta bianca e con due pareti laterali traslucide fatte di listelli di cartone e carta forno. Temo però di avere fatto le pareti troppo piccole: ho progettato una chiusura a libro per poter mettere via facilmente l'attrezzo, ma non ho pensato alla profondità di campo... devo ancora collaudarlo, e nel caso cercare una soluzione.
Con lo sferruzzo vado avanti a rilento. Ho avviato un maglioncino per me, ma ho dovuto disfare tutto perché ho fatto un errore con le misure... sono appena ripartita, ma ancora non mi rendo conto se stavolta ci ho imbroccato oppure no. Certo che se avessi scelto un modello scritto bene e non uno che va a naso...
Inoltre è arrivata la correzione dei guanti che stavo testando, per cui ora dovrò fare il secondo.
Ah, e mi è anche rimasto in sospeso il Minion, che è ancora da imbottire e cucire... e ricamare!
E in questi giorni di ciclo sono pure di pessimo umore e non ho voglia di fare niente, per cui oggi vi beccate un post senza foto :P
mercoledì 5 febbraio 2014
Firulì firulà...
Eh abbiate pazienza ma non sempre so che titolo dare ai post, soprattutto se sono post "misti" come questo.
Dunque: il berretto che ho finito due settimane fa è andato bene, forse un po' lungo (la mia committente lo porta piuttosto indietro) ma ho avuto l'ok senza doverlo modificare. L'ho consegnato sabato, glielo lascio sfruttare un po' così si rende conto con l'uso di pro e contro, e poi le domando come va, così mi regolo per la prossima volta.
Ella mi donò anche dei gomitoli di filato venduti con una rivista di maglia, "Maglia glam". In pratica ha comprato 3 volte il primo numero, 3 volte il n° 2, e la terza uscita una volta sola perché le ho detto "basta per carità, ne ho a sufficienza per un maglione"! Se avesse potuto comprare otto numeri uno l'avrebbe fatto, per avere i gomitoli tutti uguali e per averne a sufficienza. Ma i colori sono fatti apposta per miscelarsi bene tra loro, e sono autoriganti per cui non avrò l'effetto color-blocking né il problema di lavorare a strisce. Quindi ho in coda un bel maglioncino per me :)
Il lavoro su cui attualmente sto trafficando invece è un altro Minion, che mi è stato chiesto prima di Natale e che stavo per dimenticare (non fosse per la borsettina coi gomitoli appositamente tenuta in giro in cameretta per più di un mese...)
Mi ha contattato una signora del mio paese chiedendomi notizie sulla mia attività creativa, in rappresentanza di un gruppo di mamme che cercano di guadagnare un piccolo extra con i loro lavoretti. Purtroppo non sono assolutamente portata per il business e da questo punto di vista non posso aiutarle, ma sono comunque curiosa di conoscerle e di condividere la nostra comune passione... ci vedremo tra un paio di giorni.
Che altro ho fatto in queste due settimane? Ah sì, ho testato un pattern di guanti senza dita prima della sua pubblicazione! Ho fatto molto la pignola su come è scritto e strutturato logicamente, poi ho sferruzzato un guanto e ho dato le mie impressioni sul modello, ora attendo risposta prima di fare l'altro, nel caso l'autrice decidesse di fare delle modifiche.
Mentre ero via venerdì, ho fatto scoprire Etsy ad una mia amica (la destinataria dei primi Minions), e ho scoperto che il suo ragazzo lavora il Fimo e fa perline per collane che poi lei monta, e che da bambino la mamma gli ha insegnato a fare découpage e un sacco di altri "lavori da donne", compreso l'uncinetto che ha dimenticato dopo le prime presine. Poiché ad entrambi piacciono gli amigurumi dei loro personaggi preferiti, ho proposto di insegnar loro come si fa... oppure di andare a cercare i video su Youtube, che si impara anche da soli! :D
Va be', non avevo nulla di particolare da dire e invece è venuto fuori un lungo post... Magari pieno di roba che a voi non interessa, ma questo è "Quello che mi capita"... :D
Dunque: il berretto che ho finito due settimane fa è andato bene, forse un po' lungo (la mia committente lo porta piuttosto indietro) ma ho avuto l'ok senza doverlo modificare. L'ho consegnato sabato, glielo lascio sfruttare un po' così si rende conto con l'uso di pro e contro, e poi le domando come va, così mi regolo per la prossima volta.
Ella mi donò anche dei gomitoli di filato venduti con una rivista di maglia, "Maglia glam". In pratica ha comprato 3 volte il primo numero, 3 volte il n° 2, e la terza uscita una volta sola perché le ho detto "basta per carità, ne ho a sufficienza per un maglione"! Se avesse potuto comprare otto numeri uno l'avrebbe fatto, per avere i gomitoli tutti uguali e per averne a sufficienza. Ma i colori sono fatti apposta per miscelarsi bene tra loro, e sono autoriganti per cui non avrò l'effetto color-blocking né il problema di lavorare a strisce. Quindi ho in coda un bel maglioncino per me :)
Il lavoro su cui attualmente sto trafficando invece è un altro Minion, che mi è stato chiesto prima di Natale e che stavo per dimenticare (non fosse per la borsettina coi gomitoli appositamente tenuta in giro in cameretta per più di un mese...)
Mi ha contattato una signora del mio paese chiedendomi notizie sulla mia attività creativa, in rappresentanza di un gruppo di mamme che cercano di guadagnare un piccolo extra con i loro lavoretti. Purtroppo non sono assolutamente portata per il business e da questo punto di vista non posso aiutarle, ma sono comunque curiosa di conoscerle e di condividere la nostra comune passione... ci vedremo tra un paio di giorni.
Che altro ho fatto in queste due settimane? Ah sì, ho testato un pattern di guanti senza dita prima della sua pubblicazione! Ho fatto molto la pignola su come è scritto e strutturato logicamente, poi ho sferruzzato un guanto e ho dato le mie impressioni sul modello, ora attendo risposta prima di fare l'altro, nel caso l'autrice decidesse di fare delle modifiche.
Mentre ero via venerdì, ho fatto scoprire Etsy ad una mia amica (la destinataria dei primi Minions), e ho scoperto che il suo ragazzo lavora il Fimo e fa perline per collane che poi lei monta, e che da bambino la mamma gli ha insegnato a fare découpage e un sacco di altri "lavori da donne", compreso l'uncinetto che ha dimenticato dopo le prime presine. Poiché ad entrambi piacciono gli amigurumi dei loro personaggi preferiti, ho proposto di insegnar loro come si fa... oppure di andare a cercare i video su Youtube, che si impara anche da soli! :D
Va be', non avevo nulla di particolare da dire e invece è venuto fuori un lungo post... Magari pieno di roba che a voi non interessa, ma questo è "Quello che mi capita"... :D
Etichette:
Quello che penso
Nessun commento:
sabato 21 dicembre 2013
Voglia di nuovo...?
Ecco, sono di nuovo in uno di quei momenti in cui le mie mani prudono per fare qualcosa di nuovo, ma ho una pigna di roba vecchia da fare. Non necessariamente da finire, dico, ho anche un sacco di roba che serve per la casa, che ho promesso ad altri, che mesi o anni fa mi sarebbe piaciuto realizzare e ho messo da parte i materiali pensando: "Appena ho tempo lo faccio".
Ecco, ora un po' di tempo per queste cose ce l'avrei pure. Oppure per portare avanti qualche in-finito. Invece no. Voglio qualcosa di nuovo. Però mi sento in colpa se non tiro via qualcosa prima, dato che di cosine nuove ultimamente ne ho fatta qualcuna, e quelle vecchie sono diventate ancora più incartapecorite.
Quindi, per la regola del frigorifero, credo che mi morderò le mani (o ci spalmerò qualche pomata contro il prurito) e se proprio proprio ho voglia di sferruzzare, potrei per esempio rifare i polsini al maglione di papà, che in montagna da lui fa freddo e ce l'ha bisogno... e se gli facessi un maglione nuovo ci metterei un paio di mesi. U_U
A proposito, in casa vostra non usa rifare i polsini ed i colli ai maglioni? È una tradizione che si è persa col tempo? Nella mia famiglia capita di rifare i polsini perfino alle felpe o alle giacche, quando col tempo quelli fatti industrialmente si allentano o si consumano... Anche se una giacca a vento col polsino fatto in casa a volte mi sembra un po' buffa O_o
Ecco, ora un po' di tempo per queste cose ce l'avrei pure. Oppure per portare avanti qualche in-finito. Invece no. Voglio qualcosa di nuovo. Però mi sento in colpa se non tiro via qualcosa prima, dato che di cosine nuove ultimamente ne ho fatta qualcuna, e quelle vecchie sono diventate ancora più incartapecorite.
Quindi, per la regola del frigorifero, credo che mi morderò le mani (o ci spalmerò qualche pomata contro il prurito) e se proprio proprio ho voglia di sferruzzare, potrei per esempio rifare i polsini al maglione di papà, che in montagna da lui fa freddo e ce l'ha bisogno... e se gli facessi un maglione nuovo ci metterei un paio di mesi. U_U
A proposito, in casa vostra non usa rifare i polsini ed i colli ai maglioni? È una tradizione che si è persa col tempo? Nella mia famiglia capita di rifare i polsini perfino alle felpe o alle giacche, quando col tempo quelli fatti industrialmente si allentano o si consumano... Anche se una giacca a vento col polsino fatto in casa a volte mi sembra un po' buffa O_o
Etichette:
Quello che penso
Nessun commento:
martedì 5 novembre 2013
Handmade, un po' come il jazz!
Molte volte ho pensato che, quando si canta in un coro o si suona in un'orchestra, il risultato è buono se tutti fanno la stessa identica cosa. Non solo andare a ritmo, ma anche se si vuole aggiungere un "effetto speciale" (far risuonare una nota, dare enfasi ad una parola più che ad un'altra) lo devono fare tutti insieme. Se ognuno fa a modo suo esce un paciugo!
Invece, quando si canta o suona come solisti, il bello è proprio quel margine di imperfezione: le piccole diversità tra una persona e l'altra sono ciò che differenzia lo stile di ognuno. Un'esecuzione accademicamente perfetta sarebbe molto fredda e priva di personalità!
Qualcosa di simile accade tra gli oggetti che usiamo tutti i giorni. Tra i prodotti in serie la difformità dallo standard è un difetto, mentre tra quelli realizzati a mano l'imperfezione attesta che, appunto, non siamo macchine: meno precisi ed efficienti, ma dotati di sentimento.
Nel lavoro manuale come nella musica ci sono tuttavia stili più classici e rigorosi, per i quali si cerca la rifinitura di alta classe e la più grande perfezione possibile, e generi che lasciano maggior spazio all'interpretazione, all'improvvisazione, per i quali il bello è l'unicità della performance.
Qualcosa di simile accade tra gli oggetti che usiamo tutti i giorni. Tra i prodotti in serie la difformità dallo standard è un difetto, mentre tra quelli realizzati a mano l'imperfezione attesta che, appunto, non siamo macchine: meno precisi ed efficienti, ma dotati di sentimento.
Nel lavoro manuale come nella musica ci sono tuttavia stili più classici e rigorosi, per i quali si cerca la rifinitura di alta classe e la più grande perfezione possibile, e generi che lasciano maggior spazio all'interpretazione, all'improvvisazione, per i quali il bello è l'unicità della performance.
Come dire, la differenza tra la musica classica ed il jazz è la stessa che passa tra il ricamo d'alta scuola e l'uncinetto freeform... Che poi, mica ci si improvvisa jazzisti, così come il freeform non è alla portata di tutti!
Quindi, voi siete più della scuola "quando disegno una linea a trattini, devono assolutamente essere tutti identici tra loro e spaziati in modo perfettamente uniforme" oppure appartenete al genere "se è fatto col cuore è bello in ogni caso"?
Quindi, voi siete più della scuola "quando disegno una linea a trattini, devono assolutamente essere tutti identici tra loro e spaziati in modo perfettamente uniforme" oppure appartenete al genere "se è fatto col cuore è bello in ogni caso"?
Per me vale piuttosto "l'imperfezione è nulla senza controllo"... cioè un conto è l'imprecisione che dà carattere, un altro è proprio l'erroraccio!
E questo in ogni campo...
Etichette:
Quello che penso
Nessun commento:
martedì 27 agosto 2013
Tempo di darsi da fare
Durante l'estate mi sono rilassata... Ho fatto quel che mi pareva... adesso c'è da rimboccarsi le maniche.
Vorrei parlarvi di un progetto, ma dato che non so se il tutto andrà a buon fine per scaramanzia taccio ;)
Posso solo dirvi che mi servirà moltissimo impegno: non so se riuscirò a tenerci dietro, se le mie motivazioni sono abbastanza forti, o se mi arrenderò dopo le prime difficoltà (come mi succede sempre). In realtà sono molto spaventata. Ma... chi non risica non rosica, no?
Vi supplico, fatemi coraggio! >_<"
Vorrei parlarvi di un progetto, ma dato che non so se il tutto andrà a buon fine per scaramanzia taccio ;)
Posso solo dirvi che mi servirà moltissimo impegno: non so se riuscirò a tenerci dietro, se le mie motivazioni sono abbastanza forti, o se mi arrenderò dopo le prime difficoltà (come mi succede sempre). In realtà sono molto spaventata. Ma... chi non risica non rosica, no?
Vi supplico, fatemi coraggio! >_<"
Etichette:
Quello che penso
2 commenti:
martedì 30 luglio 2013
Colori con effetti speciali
Mi hanno regalato questo vestitino vintage (ovvero "mi hanno rifilato una roba smessa", per chi non è cultore del genere)
Non è nuovo, anzi ha decisamente fatto i pallini ed è pure ingiallito sulle spalle... niente che non possa essere sistemato, in ogni caso. Non credo che lo indosserò mai per uscire (il viola non mi dona, e il modello non fa tendenza) però è quello che mi serve per stare in casa nella mezza stagione, dato che ho quasi solo tutoni pesanti e vestitini estivi.
Beh, gli ho dato una lavata e appena ci ho appoggiato su il ferro da stiro a momenti mi prende un colpo... credevo di aver settato il ferro a temperatura Vulcan, perché in un attimo il tessuto ha cambiato colore!
Invece no, controllo, è tutto ok, ferro a due pallini come prima, non ho girato a rotella per errore...
Evidentemente è come quelle magliette che cambiano colore quando fa caldo che andavano di moda anni fa! Vedete nella foto:
_ In alto, la parte più rossastra è quella appena stirata (calda);
_ In basso, la parte ancora da stirare nel colore originale viola (fredda);
_ In basso a sinistra, la tasca a cui ho dato solo una passatina veloce, in un colore intermedio (tiepida).
La parte a destra è più chiara perché era più vicina alla finestra, è solo un gioco di luci ^^"
Che volete, mi veniva voglia di fare i disegnini con la punta del ferro così, per divertimento... Oppure di scaldare bene il tessuto e poi spruzzarci l'acqua sopra per avere un bel disegno a pois... Ma non è che avessi tanto tempo per giocare al momento, anche se una foto al volo l'ho presa ^^"
Non è nuovo, anzi ha decisamente fatto i pallini ed è pure ingiallito sulle spalle... niente che non possa essere sistemato, in ogni caso. Non credo che lo indosserò mai per uscire (il viola non mi dona, e il modello non fa tendenza) però è quello che mi serve per stare in casa nella mezza stagione, dato che ho quasi solo tutoni pesanti e vestitini estivi.
Beh, gli ho dato una lavata e appena ci ho appoggiato su il ferro da stiro a momenti mi prende un colpo... credevo di aver settato il ferro a temperatura Vulcan, perché in un attimo il tessuto ha cambiato colore!
Invece no, controllo, è tutto ok, ferro a due pallini come prima, non ho girato a rotella per errore...
Evidentemente è come quelle magliette che cambiano colore quando fa caldo che andavano di moda anni fa! Vedete nella foto:
_ In alto, la parte più rossastra è quella appena stirata (calda);
_ In basso, la parte ancora da stirare nel colore originale viola (fredda);
_ In basso a sinistra, la tasca a cui ho dato solo una passatina veloce, in un colore intermedio (tiepida).
La parte a destra è più chiara perché era più vicina alla finestra, è solo un gioco di luci ^^"
Che volete, mi veniva voglia di fare i disegnini con la punta del ferro così, per divertimento... Oppure di scaldare bene il tessuto e poi spruzzarci l'acqua sopra per avere un bel disegno a pois... Ma non è che avessi tanto tempo per giocare al momento, anche se una foto al volo l'ho presa ^^"
martedì 23 luglio 2013
Cominciamo un vecchio lavoro!
Man mano sto cercando di far fuori tutti i lavoretti che mi sono "rimasti indietro".
Alcuni in-finiti li sto finendo, altri nemmeno cominciati li sto cominciando, con la seria intenzione di portarli a termine al più presto. Altri che mi lasciano perplessa li ho tolti da ogni lista, messi in cantina e non ci penso più... Al prossimo giro di repulisti, con occhi nuovi vedrò cosa mi suggerisce il cuore.
Da qualche mese, mi è preso un desiderio assoluto di svuotamento. Di solito, l'unico motivo per cui voglio eliminare il vecchio è perché non ho posto per il nuovo! Se ho voglia di novità, butto il vecchiume per sostituirlo con qualcosa di più fresco. Certo però che ultimamente mi sento proprio come se fossi troppo piena, appesantita, ancorata, legata: sento il bisogno di un repulisti, prima ancora di pensare cosa voglio per dopo. Credo che dovrei già pensarci, ma sono, come dire, troppo indaffarata a cestinare.
Chiusa la parentesi introspettiva e musona, vai col ritmo!
È stato eletto "lavoro da treno" un ricamo a punto croce. Uno senza troppi colori né schemi difficili da seguire, una bordura, così dopo il primo motivo non ho più bisogno nemmeno dello schema: basta copiare il motivo di fianco! Molto più comodo che dover tenere il foglio sulle ginocchia ;)
Il ricamo decora una sacca per l'asilo, che tra l'altro uso anche come contenitore per fili & co. durante la lavorazione. Se devo trafficare con cinquanta cose, che lavoro da treno è? :D
Ho appena cominciato: ho dovuto conteggiare i quadretti e prendere delle decisioni sul piazzamento dei motivi, per cui sono riuscita a ricamare solo la linea di base :P Potevo anche cambiare disegno, dato che questo non copre l'altezza della tela Aida; ma a me piace, e quindi preferisco fare degli adattamenti che cercare per mare e per terra qualcosa che abbia già le misure giuste.
Il disegno è tratto dalla rivista "Speciale punto croce" edito dalla Fabbri Editori, anno I n. 4. Non c'è data né prezzo, ma è riportato "© 1995" per cui, trattandosi del quarto numero in assoluto, direi che al più tardi è stato pubblicato nei primi mesi del 1996. Insomma è quasi vintage! (Parlo io che tra poco sarò trentacinquage!)
Alcuni in-finiti li sto finendo, altri nemmeno cominciati li sto cominciando, con la seria intenzione di portarli a termine al più presto. Altri che mi lasciano perplessa li ho tolti da ogni lista, messi in cantina e non ci penso più... Al prossimo giro di repulisti, con occhi nuovi vedrò cosa mi suggerisce il cuore.
Da qualche mese, mi è preso un desiderio assoluto di svuotamento. Di solito, l'unico motivo per cui voglio eliminare il vecchio è perché non ho posto per il nuovo! Se ho voglia di novità, butto il vecchiume per sostituirlo con qualcosa di più fresco. Certo però che ultimamente mi sento proprio come se fossi troppo piena, appesantita, ancorata, legata: sento il bisogno di un repulisti, prima ancora di pensare cosa voglio per dopo. Credo che dovrei già pensarci, ma sono, come dire, troppo indaffarata a cestinare.
Chiusa la parentesi introspettiva e musona, vai col ritmo!
È stato eletto "lavoro da treno" un ricamo a punto croce. Uno senza troppi colori né schemi difficili da seguire, una bordura, così dopo il primo motivo non ho più bisogno nemmeno dello schema: basta copiare il motivo di fianco! Molto più comodo che dover tenere il foglio sulle ginocchia ;)
Il ricamo decora una sacca per l'asilo, che tra l'altro uso anche come contenitore per fili & co. durante la lavorazione. Se devo trafficare con cinquanta cose, che lavoro da treno è? :D
Ho appena cominciato: ho dovuto conteggiare i quadretti e prendere delle decisioni sul piazzamento dei motivi, per cui sono riuscita a ricamare solo la linea di base :P Potevo anche cambiare disegno, dato che questo non copre l'altezza della tela Aida; ma a me piace, e quindi preferisco fare degli adattamenti che cercare per mare e per terra qualcosa che abbia già le misure giuste.
Il disegno è tratto dalla rivista "Speciale punto croce" edito dalla Fabbri Editori, anno I n. 4. Non c'è data né prezzo, ma è riportato "© 1995" per cui, trattandosi del quarto numero in assoluto, direi che al più tardi è stato pubblicato nei primi mesi del 1996. Insomma è quasi vintage! (Parlo io che tra poco sarò trentacinquage!)
mercoledì 3 aprile 2013
Un po' più a posto
Vi ricordate di quello scatolone pieno di perline e materiali da sistemare?
Ne parlavo in questo post...
Mi sono finalmente decisa a mettere via tutta quella roba. Che non significa soltanto stiparla in un armadietto, ma suddividerla e metterla in ordine, così che ogni volta che mi serve qualcosa so dove trovarla e quanta ce n'è.
Ma siamo sinceri. Credete che io abbia tutto perfettamente organizzato? Ovviamente no, né prima né ora. Però, anche se non ho ancora un ordine impeccabile, sono soddisfatta di quello che ho ottenuto, ci voleva proprio!
A dire il vero, mi sono anche divertita nel riordinare! Nonostante la noia del dividere e smistare, è stato un po' come giocare con le perline... e poi, mi sono trovata con un sacco di roba nuova pronta da usare, un po' come andare a fare shopping!
Però, stabilire dei criteri secondo cui catalogare i materiali mi è servito per riflettere sul mio modo di creare. Per esempio, sono abituata a dividerli per colore, ma mi sono resa conto che perle della stessa forma e colore ma di dimensioni molto diverse non le userei secondo gli stessi criteri, quindi per me non ha senso metterle nella stessa scatola.
Ora che ci penso, anche i gomitoli di lana dovrei dividerli in base allo spessore piuttosto che al colore. Infatti è più facile che realizzi un modello con lo stesso tipo di lana in più colori (per esempio a strisce), piuttosto che cominciare a scegliere dal colore e solo dopo valutare il tipo di lana. Invece mia mamma ha tutta la lana divisa per colore, perché se non trova un filato dello spessore giusto ne mette insieme tanti sottili, e per lei lo spessore della lana non è una faccenda sulla quale fare discriminazioni.
Insomma, secondo me "avere tutto in ordine" significa "ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa". Però decidiamo l'abbinamento posto-cosa secondo criteri del tutto personali, e che possono anche cambiare col tempo. Credo che capiti un po' a tutti di ritrovarsi con oggetti e spazi organizzati in modo poco funzionale. Anche se siamo stati noi stessi a decidere di sistemarli così! Non si riesce a mantenere una libreria in ordine alfabetico per autore quando i libri sono talmente tanti da doverli mettere in doppio strato...
Ne parlavo in questo post...
Mi sono finalmente decisa a mettere via tutta quella roba. Che non significa soltanto stiparla in un armadietto, ma suddividerla e metterla in ordine, così che ogni volta che mi serve qualcosa so dove trovarla e quanta ce n'è.
Ma siamo sinceri. Credete che io abbia tutto perfettamente organizzato? Ovviamente no, né prima né ora. Però, anche se non ho ancora un ordine impeccabile, sono soddisfatta di quello che ho ottenuto, ci voleva proprio!
A dire il vero, mi sono anche divertita nel riordinare! Nonostante la noia del dividere e smistare, è stato un po' come giocare con le perline... e poi, mi sono trovata con un sacco di roba nuova pronta da usare, un po' come andare a fare shopping!
Però, stabilire dei criteri secondo cui catalogare i materiali mi è servito per riflettere sul mio modo di creare. Per esempio, sono abituata a dividerli per colore, ma mi sono resa conto che perle della stessa forma e colore ma di dimensioni molto diverse non le userei secondo gli stessi criteri, quindi per me non ha senso metterle nella stessa scatola.
Ora che ci penso, anche i gomitoli di lana dovrei dividerli in base allo spessore piuttosto che al colore. Infatti è più facile che realizzi un modello con lo stesso tipo di lana in più colori (per esempio a strisce), piuttosto che cominciare a scegliere dal colore e solo dopo valutare il tipo di lana. Invece mia mamma ha tutta la lana divisa per colore, perché se non trova un filato dello spessore giusto ne mette insieme tanti sottili, e per lei lo spessore della lana non è una faccenda sulla quale fare discriminazioni.
Insomma, secondo me "avere tutto in ordine" significa "ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa". Però decidiamo l'abbinamento posto-cosa secondo criteri del tutto personali, e che possono anche cambiare col tempo. Credo che capiti un po' a tutti di ritrovarsi con oggetti e spazi organizzati in modo poco funzionale. Anche se siamo stati noi stessi a decidere di sistemarli così! Non si riesce a mantenere una libreria in ordine alfabetico per autore quando i libri sono talmente tanti da doverli mettere in doppio strato...
mercoledì 20 marzo 2013
Un post... ma su che?
Ci sono riflessioni che vorrei proporvi in questo blog, ma alla fine non scrivo mai niente.
Un po' perché ho cattiva memoria, e quando mi siedo al computer non mi tornano in mente le elucubrazioni della sera prima mentre stiravo (e non sono certo il tipo che smette di stirare per prendere il taccuino ed annotarsele).
Un po' perché non saprei come esprimermi: mi ci vorrebbe moltissimo tempo per dare una forma logica e comprensibile ad un'accozzaglia di pensieri e di opinioni, e questo tempo, al momento, preferisco usarlo in altro modo.
Un altro po' perché, per quanto mi stiano a cuore certe questioni, forse sono troppo legate alla mia singola esperienza per poter essere condivisibili.
D'altra parte, non voglio nemmeno che questo blog diventi solo un elenco dei lavoretti che faccio...
Mi piacerebbe scrivere dei tutorial, fotografici o magari anche filmati. Ma serve tantissimo tempo per questo, e soprattutto servono idee nuove da condividere. Finché faccio maglioni o ricami su disegno altrui, che tutorial potrei mai offrire? Le istruzioni da seguire ci sono già!
E a questo punto mi chiedo: serviva davvero scrivere questo post?
Un po' perché ho cattiva memoria, e quando mi siedo al computer non mi tornano in mente le elucubrazioni della sera prima mentre stiravo (e non sono certo il tipo che smette di stirare per prendere il taccuino ed annotarsele).
Un po' perché non saprei come esprimermi: mi ci vorrebbe moltissimo tempo per dare una forma logica e comprensibile ad un'accozzaglia di pensieri e di opinioni, e questo tempo, al momento, preferisco usarlo in altro modo.
Un altro po' perché, per quanto mi stiano a cuore certe questioni, forse sono troppo legate alla mia singola esperienza per poter essere condivisibili.
D'altra parte, non voglio nemmeno che questo blog diventi solo un elenco dei lavoretti che faccio...
Mi piacerebbe scrivere dei tutorial, fotografici o magari anche filmati. Ma serve tantissimo tempo per questo, e soprattutto servono idee nuove da condividere. Finché faccio maglioni o ricami su disegno altrui, che tutorial potrei mai offrire? Le istruzioni da seguire ci sono già!
E a questo punto mi chiedo: serviva davvero scrivere questo post?
Etichette:
Il mio blog,
Quello che penso
4 commenti:
mercoledì 14 novembre 2012
Qualcosina di nuovo ci sarebbe...
Ma in casa mia fare delle foto è impossibile! Mannaggia alle lampadine "warm light" che mi fanno uscire gli sfondi gialli anziché bianchi! Non dico leggermente giallognoli, dico color canarino! Possibile che per fare delle foto dentro casa debba cambiare le lampadine a tutte le lampade? T__T
Oggi sembra che esca un po' di sole, forse sono fortunata... se ho tempo di uscire prima che faccia buio... fa buio sempre più presto, mannaggia!!!
Oggi sembra che esca un po' di sole, forse sono fortunata... se ho tempo di uscire prima che faccia buio... fa buio sempre più presto, mannaggia!!!
venerdì 5 ottobre 2012
La creatività... non ha prezzo!
Giravo sul forum di Artesanum (oddio, non è proprio quel che definirei un forum ^^" ) e guardavo come la gente si regola per dare un prezzo alle proprie creazioni. Grosso modo, il concetto è di calcolare:
1) Il costo dei materiali e altre spese vive (elettricità, strumenti, imballaggi...)
2) Il tempo che ci si mette (non solo per la lavorazione vera e propria, ma anche per la progettazione e il reperimento dei materiali)
3) La difficoltà della tecnica (un tecnico altamente specializzato va retribuito di più della bassa manovalanza)
4) L'originalità dell'oggetto proposto (ciò che è raro è prezioso)
e poi di sommare tutte queste cose, se necessario arrotondando per difetto per venire incontro al cliente.
Ma io con questo sistema mi trovo molto in difficoltà.
1) Uso quello che ho in casa, materiali di recupero, riciclati, regalati, "ereditati" dalla mamma o dalla bisnonna, quindi per me sono a costo zero; però hanno comunque un valore, anche se io non lo conosco esattamente. Riciclare abbassa il costo di produzione o aumenta il valore (etico e monetario) dell'oggetto?
2) Non sono un'artigiana di mestiere, ma una hobbista che lavora nei ritagli di tempo. Il che significa interrompersi continuamente, continuare a metter via e tirare fuori perché non ho uno spazio dedicato, essere distratti da mille cose, e questo allunga notevolmente i tempi di lavorazione. Ciò sminuisce la mia professionalità o innalza i costi?
3) La stessa tecnica mi richiede tempo ed attenzione quando sono alle prime armi, mentre quando ho preso la mano mi viene facile e veloce. Quindi dovrei farmi pagare di più da principiante perché ci metto più tempo, da esperta perché sono più qualificata e ottengo risultati migliori, o sempre allo stesso modo perché la tecnica è la stessa, indipendentemente dalle ore di lavoro?
4) Come si fa ad esprimere con un numero l'originalità di una creazione? In base a che criterio potrei dire: "Questo oggetto è piuttosto banale, ha solo 2 € di originalità, mentre quello è più innovativo e ha 15 € di originalità"? O forse dovrei pensare: "La mia creazione è originale al 10%" e quindi aggiungere al prezzo finale un 10% del valore calcolato prima?
Ma allora, come faccio a dare un prezzo alle mie creazioni?
Semplice, vedo la cosa dall'ottica del cliente.
Immagino che sia stato qualcun altro a dar vita a quell'opera, e di vedere solo l'oggetto in vendita (o la sua foto in un negozio virtuale). Conoscendo il tipo di materiale e avendo un'idea della lavorazione, sapendo a quanto si trovano in giro oggetti simili, ma ignorando spese effettive, tempo esatto di realizzazione, esperienza dell'artigiano... quanto sarei disposta a pagare? Quanto mi sembra che valga l'oggetto in sé?
Alla fin fine, credo che dare un valore commerciale alle proprie creazioni non sia difficile, sia solo soggettivo. Ci sono dei criteri di massima, è vero, ma il modo in cui vengono applicati lo decidiamo noi.
Ho visto signore dire "a quel prezzo me ne compro due o tre al mercato" ed amici spendere fior di quattrini, dicendo "li vale tutti" solo per la soddisfazione di avere qualcosa che li sfizia. Ci facciamo pagare per un oggetto a seconda di quanto noi stessi riteniamo prezioso il nostro lavoro ed il nostro tempo: ci sentiamo più soddisfatti se abbiamo tanti clienti ma di fatto ci svendiamo a niente, o se troviamo pochissimi acquirenti che però ci apprezzano tanto da spendere cifre da capogiro? Come vogliamo essere considerati dalla gente, come artisti o come arrabattatori di paccottiglia? Dove sta la giusta via di mezzo? E quanto correttamente sappiamo fare autovalutazione o autocritica?
1) Il costo dei materiali e altre spese vive (elettricità, strumenti, imballaggi...)
2) Il tempo che ci si mette (non solo per la lavorazione vera e propria, ma anche per la progettazione e il reperimento dei materiali)
3) La difficoltà della tecnica (un tecnico altamente specializzato va retribuito di più della bassa manovalanza)
4) L'originalità dell'oggetto proposto (ciò che è raro è prezioso)
e poi di sommare tutte queste cose, se necessario arrotondando per difetto per venire incontro al cliente.
Ma io con questo sistema mi trovo molto in difficoltà.
1) Uso quello che ho in casa, materiali di recupero, riciclati, regalati, "ereditati" dalla mamma o dalla bisnonna, quindi per me sono a costo zero; però hanno comunque un valore, anche se io non lo conosco esattamente. Riciclare abbassa il costo di produzione o aumenta il valore (etico e monetario) dell'oggetto?
2) Non sono un'artigiana di mestiere, ma una hobbista che lavora nei ritagli di tempo. Il che significa interrompersi continuamente, continuare a metter via e tirare fuori perché non ho uno spazio dedicato, essere distratti da mille cose, e questo allunga notevolmente i tempi di lavorazione. Ciò sminuisce la mia professionalità o innalza i costi?
3) La stessa tecnica mi richiede tempo ed attenzione quando sono alle prime armi, mentre quando ho preso la mano mi viene facile e veloce. Quindi dovrei farmi pagare di più da principiante perché ci metto più tempo, da esperta perché sono più qualificata e ottengo risultati migliori, o sempre allo stesso modo perché la tecnica è la stessa, indipendentemente dalle ore di lavoro?
4) Come si fa ad esprimere con un numero l'originalità di una creazione? In base a che criterio potrei dire: "Questo oggetto è piuttosto banale, ha solo 2 € di originalità, mentre quello è più innovativo e ha 15 € di originalità"? O forse dovrei pensare: "La mia creazione è originale al 10%" e quindi aggiungere al prezzo finale un 10% del valore calcolato prima?
Ma allora, come faccio a dare un prezzo alle mie creazioni?
Semplice, vedo la cosa dall'ottica del cliente.
Immagino che sia stato qualcun altro a dar vita a quell'opera, e di vedere solo l'oggetto in vendita (o la sua foto in un negozio virtuale). Conoscendo il tipo di materiale e avendo un'idea della lavorazione, sapendo a quanto si trovano in giro oggetti simili, ma ignorando spese effettive, tempo esatto di realizzazione, esperienza dell'artigiano... quanto sarei disposta a pagare? Quanto mi sembra che valga l'oggetto in sé?
Alla fin fine, credo che dare un valore commerciale alle proprie creazioni non sia difficile, sia solo soggettivo. Ci sono dei criteri di massima, è vero, ma il modo in cui vengono applicati lo decidiamo noi.
Ho visto signore dire "a quel prezzo me ne compro due o tre al mercato" ed amici spendere fior di quattrini, dicendo "li vale tutti" solo per la soddisfazione di avere qualcosa che li sfizia. Ci facciamo pagare per un oggetto a seconda di quanto noi stessi riteniamo prezioso il nostro lavoro ed il nostro tempo: ci sentiamo più soddisfatti se abbiamo tanti clienti ma di fatto ci svendiamo a niente, o se troviamo pochissimi acquirenti che però ci apprezzano tanto da spendere cifre da capogiro? Come vogliamo essere considerati dalla gente, come artisti o come arrabattatori di paccottiglia? Dove sta la giusta via di mezzo? E quanto correttamente sappiamo fare autovalutazione o autocritica?
Etichette:
Quello che penso
9 commenti:
Iscriviti a:
Post (Atom)

