venerdì 25 dicembre 2009

Ulisse dal multiforme ingegno



Sembrava un signor Nessuno...
Sì, questo qui, questo filo di perline qui.

Invece è un aggeggio dalle mille risorse: visto che il filo è metallico, si può piegarlo e dargli la forma che si vuole.
Qualcuno per Natale se lo è visto recapitare in forma di spirale


ma si può farlo diventare un cerchio, un quadrato, una stella o un fiore... e poi cucirlo sulla tasca dei jeans, ad esempio



oppure incollarlo sul coperchio di una scatola, attaccarlo ad una pagina scrap, usarlo come ciondolo per un portachiavi, il cellulare, una collana... magari dandogli una forma tridimensionale!



E se proprio non vi piace, care ragazze che lo avete ricevuto, potete sempre riutilizzare le perline ;)

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Se l'idea invece vi stuzzica, potete farlo anche voi in pochissimo tempo e con pochissima attrezzatura:



Occorre un pezzo di filo metallico non troppo rigido ed abbastanza sottile da passare nel buco delle perle (se non sbaglio quello che ho usato è di ottone, non so dirvi il diametro) che sia lungo circa quanto la fila di perline più cinque centimetri (per questo di esempio ne ho usato una spanna), una pinza a punte tonde, un tronchesino per tagliare il filo metallico (può essere incorporato nella pinza, ma anche un semplice tagliaunghie sarà perfetto), e ovviamente le perline! Ho fatto un esempio con perline di conteria, ma nulla vieta di provare con materiali diversi...
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Fate un ricciolo ad un'estremità del filo metallico ed infilate le perline dalla parte opposta.
Nel caso aveste una matassina di filo, forse vi conviene infilare prima le perline, fare il ricciolo e poi tagliare il filo in misura.

Vi spiego anche come fare il ricciolo, quindi se lo sapete fare meglio di me passate oltre ;) Anzi no, correggetemi che è meglio ;D

Prendete l'estremità del filo con la pinza.



Ruotando il polso ed aiutandovi con l'altra mano piegate il filo ad U (se fossi riuscita a tenere la macchina fotografica tra i denti vi avrei fatto vedere anche l'altra mano... ;_; )



Ora aprite leggermete la pinza, rigirate il polso com'era prima ed acchiappate il filo alla base della U (spero che dalla foto si capisca).



Ruotate di nuovo il polso, fino ad ottenere un ricciolo.



Ripetete più volte fino ad ottenere due o tre giri di filo intorno alla punta della pinza,



poi piegate il filo all'indietro, come vedete qui (questo serve a bloccare le perline evitando che si infilino nel ricciolo srotolandolo)



Fatto il ricciolo, potete cominciare ad infilare le perline sull'altra estremità del filo.



Fate scorrere le perline fino in fondo al filo: il ricciolo le tratterrà.



Raggiunta la lunghezza desiderata, tagliate il filo a due o tre centimetri dalla fine delle perline



e fate un ricciolo anche da questa parte. Vi consiglio di lasciare due o tre millimetri di agio tra il ricciolo e le perline per poter piegare il nostro Ulisse, altrimenti non riuscirete a fargli fare delle curve strette. Se pensate di tenerlo quasi dritto, questo accorgimento è inutile ed antiestetico.


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Ora siete pronti a modellare il filo nella forma che più vi piace! ^O^

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I riccioli alle estremità, oltre a bloccare le perline, possono essere usati per infilarci un anellino o un cordino per appendere il nostro ingegnoso Ulisse. Agganciando tra loro i due riccioli otterremo una forma chiusa.

Ormai è tardi per suggerirvi di usarli come decori per l'albero (dovevo aspettare Natale per non rovinare la sorpresa a nessuno...), ma possiamo ancora sfruttarli per la festa di Capodanno... siamo creativi o no? Forza, multiforme ingegno al lavoro! ;D

mercoledì 9 dicembre 2009

Ebbene sì, sono sparita :)

Da qualche tempo accendo molto meno il computer.
Controllo la posta di tanto in tanto, frequento il solito forum (anche se con meno assiduità) ma non leggo più i blog altrui né aggiorno il mio.

Non è successo niente di particolare, solo che dedico più attenzione a cose che stanno fuori dal web. Non è vero che non abbia tempo: è che al momento preferisco leggere un libro che un blog.
Ma non è detto che sarà così per sempre, lunatica come sono.

Per un mesetto lascerò il blog congelato in questo stato, complici le feste che mi terranno per un po' lontana dal computer.
Se commentate mi arriva un avviso via mail, quindi state sicuri che leggerò quello che mi scrivete, anche se forse non risponderò.
Dopo l'epifania deciderò se riprendere, chiudere, o lasciare il tutto sotto ghiaccio fino al disgelo, cioè in primavera.

Nel frattempo vi saluto e vi auguro di stare bene in quel che resta di quest'anno ed in quello nuovo... ma anche in tutti quelli a venire!!!

sabato 7 novembre 2009

Il giardino dell'Eden

Dice la Genesi, capitolo 2, versetto 15:
Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
(citazione copincollata da QUI, per la bibliografia vedete QUI)

Quindi, il Paradiso Terrestre non era gratis: se l'uomo doveva coltivare le piante aveva un certo lavoro da fare, non era tutto già pronto a portata di mano. Non si poteva stare in panciolle nemmeno nell'Eden, tu pensa.
E poi, l'uomo doveva anche custodire il giardino. Ma che vuol dire? Di sicuro non doveva fargli la guardia: il giardino non scappa e nessuno lo può rubare, anzi, nemmeno c'era ancora qualcuno oltre a Dio, Adamo ed Eva che arrivasse da fuori a fare danni. No, l'uomo doveva avere cura del giardino. Insomma, fare una manutenzione costante, provvedere a qualunque cosa serva, tenerlo bene, non lasciarlo andare in malora.
Quando mi hanno presentato il brano dell'Eden per rifletterci su, ho pensato queste cose. E da lì molte altre. Ma la prima a venirmi in mente è stata l'amicizia: spesso sento dire "coltivare un'amicizia", ma mai "custodirla". Eppure è esattamente quello che va fatto, e che io non riesco a fare (infatti non sono capace nemmeno di curare le piante, dopo un po' le abbandono a se stesse. Potrei tirar su solo erbacce e cactus, io. Figuriamoci come tratto gli amici).

Mi è tornata in mente questa frase biblica leggendo i vostri commenti al post precedente e cercando il modo di rispondere. L'ho riproposta a voi, perché è piena di spunti interessanti, che siate credenti o no.

Innanzitutto, bisogna dire (anche a certi credenti) che il Paradiso Terrestre, Adamo ed Eva non sono mai esistiti, sono solo leggende, ma come molte leggende hanno un fondo di verità.
Se il paradiso in terra non è un luogo fisico ma una condizione dello spirito, se "Eden" è il nome che diamo allo "stare da dio", questo significa che quando la felicità capita (cioè "Dio ci pone nel giardino") non dobbiamo lasciarla andare in malora, c'è qualche "difetto di fabbricazione" nella felicità per cui essa non può mantenersi da sè, né tantomeno crescere, fiorire e fare frutto, ha bisogno che ce ne occupiamo noi. Significa che l'amore, l'amicizia o qualsiasi sentimento ci renda felici non è conquistato una volta per sempre, ma bisogna mantenerlo vivo e continuare a rinnovarlo. Pensando che noi siamo i custodi del giardino, cioè gli amministratori responsabili, non possiamo nemmeno prendercela con qualcun altro se le cose vanno male, perché siamo noi a doverci mettere una pezza, non possiamo aspettare l'intervento divino.
Eccetera.

Se vi viene in mente altro (non solo a proposito di questa frase, ma di tutto l'episodio o di altro collegato) non esitate a commentare! Non sono una biblista, e la mia fede non so nemmeno se esista più, tuttavia il racconto di Adamo ed Eva lo conosciamo un po' tutti, credo che chiunque possa avere qualcosa da dire o da meditare. Se non siete credenti prendetela un po' come la favola della cicala e della formica, giusto una storiella con la morale ;)