Ossia una protezione per le padelle antiaderenti, uno strato soffice da interporre tra lo strato che si graffia solo a guardarlo e la pentola più piccola che ci appoggio sopra.
In pratica, niente più di una grossa presina...
Ma su misura per la mia padella.
Il lavoro non è uscito tanto bene, ma per essere andata ad occhio è ok, e per il suo scopo è più che sufficiente. La prossima volta aggiusterò il tiro; intanto sperimento questo e vedo se è comodo e che modifiche fare, poi nel caso sferruzzerò anche quelli per le due padelle più grandi...
martedì 29 aprile 2014
mercoledì 23 aprile 2014
Un rifiuto
Un rifiuto è un no.
È quello che succede quando uno fa una proposta e un altro non la accetta: un rifiuto.
O quando qualcuno butta via una cosa che non gli serve o non vuole più: un rifiuto.
Accade anche se si esclude qualcuno da un gruppo: un rifiuto.
A volte i rifiuti sono positivi e anzi doverosi: ciò che non è buono va rifiutato.
In altri casi i rifiuti sono egoisti: rifiutiamo altre persone, altri concetti, altri stili di vita, e tiriamo avanti da soli con le nostre convinzioni, senza chiederci se siano giuste o sbagliate.
Poi capita di rifiutare anche noi stessi: quando ci sottovalutiamo, ci scoraggiamo, non osiamo per paura del giudizio degli altri, o non sappiamo perdonarci uno sbaglio.
E poi ci sono i rifiuti nel senso di pattume, quelli che ho visto per strada stamattina andando in stazione e mi hanno spinto a scriverlo, finalmente, questo post. Penso alle persone cui la "roba che non mi serve" fa talmente schifo che la lanciano per strada, si rifiutano perfino di riporla al proprio posto nel cassonetto o nel cestino. Questo tipo di rifiuto è psicologico: quando l'oggetto che non serve si trasforma istantaneamente in un "bleah" che ti fa senso perfino portarlo da qui a lì, quando non ti prendi l'impegno di mettere una cosa dove deve stare (perché anche se a te non occorre più c'è comunque un luogo appropriato in cui metterla), il rifiuto è il tuo atto, più che l'oggetto.
Possiamo buttarla sull'ambientalista, oppure possiamo pensare alle persone e all'accoglienza: dopotutto ci sono tante "cartacce umane"... Mettetela come vi pare. Un rifiuto è un no; e a chi, quale oggetto o quale concetto diciamo no, c'è da pensare.
È quello che succede quando uno fa una proposta e un altro non la accetta: un rifiuto.
O quando qualcuno butta via una cosa che non gli serve o non vuole più: un rifiuto.
Accade anche se si esclude qualcuno da un gruppo: un rifiuto.
A volte i rifiuti sono positivi e anzi doverosi: ciò che non è buono va rifiutato.
In altri casi i rifiuti sono egoisti: rifiutiamo altre persone, altri concetti, altri stili di vita, e tiriamo avanti da soli con le nostre convinzioni, senza chiederci se siano giuste o sbagliate.
Poi capita di rifiutare anche noi stessi: quando ci sottovalutiamo, ci scoraggiamo, non osiamo per paura del giudizio degli altri, o non sappiamo perdonarci uno sbaglio.
E poi ci sono i rifiuti nel senso di pattume, quelli che ho visto per strada stamattina andando in stazione e mi hanno spinto a scriverlo, finalmente, questo post. Penso alle persone cui la "roba che non mi serve" fa talmente schifo che la lanciano per strada, si rifiutano perfino di riporla al proprio posto nel cassonetto o nel cestino. Questo tipo di rifiuto è psicologico: quando l'oggetto che non serve si trasforma istantaneamente in un "bleah" che ti fa senso perfino portarlo da qui a lì, quando non ti prendi l'impegno di mettere una cosa dove deve stare (perché anche se a te non occorre più c'è comunque un luogo appropriato in cui metterla), il rifiuto è il tuo atto, più che l'oggetto.
Possiamo buttarla sull'ambientalista, oppure possiamo pensare alle persone e all'accoglienza: dopotutto ci sono tante "cartacce umane"... Mettetela come vi pare. Un rifiuto è un no; e a chi, quale oggetto o quale concetto diciamo no, c'è da pensare.
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martedì 15 aprile 2014
Maglione in-finito
Questo maglione non mi sta dando molte soddisfazioni, come vi raccontavo già in precedenza. :/
Settimana scorsa ho finito il davanti, lavorando una riga per colore con 3 gomitoli della stessa lana sfumati in tinte diverse: Ametista (sul viola), Giada (sul grigiazzurro/blu) e Corniola (mischia i precedenti col verde e marrone). Lavorare con tre gomitoli è stato molto meno peggio di quel che pensassi, basta stare attenti quando si volta il lavoro.
Il vero problema per me è la tensione: oltre a fare i punti tutti di grandezza diversa, in generale lavoro più stretto le prime righe e i margini, più molle al centro e sempre di più man mano che procedo col lavoro. Il che mi crea problemi con la vestibilità... Eh ma imparerò un giorno, accidenti!
Non volevo fare il bordo a coste in fondo, e in effetti il modello non lo prevede, ma dato che l'orlo inferiore si arrotola parecchio (anche per via dei punti più tirati, suppongo) mi toccherà aggiungere un bordo per forza. Per fortuna che ho fatto il maglione un po' più corto e mi è avanzata un pochino di lana! Cosa mi consigliate: legaccio, grana di riso, l'orlo a dente di gatto, uno smerlo all'uncinetto...?
Per il dietro e le maniche, non ho più gomitoli di Corniola e lavorerò due righe di Ametista e una di Giada, quindi il maglione sarà di colore più uniforme. Mi piace anche l'idea di avere il davanti più colorato del resto, come le magliette con un disegno stampato davanti. E se riprendendo i bordi ottengo uno stacco nel gioco di sfumature pur usando la stessa lana, ben venga...
Settimana scorsa ho finito il davanti, lavorando una riga per colore con 3 gomitoli della stessa lana sfumati in tinte diverse: Ametista (sul viola), Giada (sul grigiazzurro/blu) e Corniola (mischia i precedenti col verde e marrone). Lavorare con tre gomitoli è stato molto meno peggio di quel che pensassi, basta stare attenti quando si volta il lavoro.
Il vero problema per me è la tensione: oltre a fare i punti tutti di grandezza diversa, in generale lavoro più stretto le prime righe e i margini, più molle al centro e sempre di più man mano che procedo col lavoro. Il che mi crea problemi con la vestibilità... Eh ma imparerò un giorno, accidenti!
Non volevo fare il bordo a coste in fondo, e in effetti il modello non lo prevede, ma dato che l'orlo inferiore si arrotola parecchio (anche per via dei punti più tirati, suppongo) mi toccherà aggiungere un bordo per forza. Per fortuna che ho fatto il maglione un po' più corto e mi è avanzata un pochino di lana! Cosa mi consigliate: legaccio, grana di riso, l'orlo a dente di gatto, uno smerlo all'uncinetto...?
Per il dietro e le maniche, non ho più gomitoli di Corniola e lavorerò due righe di Ametista e una di Giada, quindi il maglione sarà di colore più uniforme. Mi piace anche l'idea di avere il davanti più colorato del resto, come le magliette con un disegno stampato davanti. E se riprendendo i bordi ottengo uno stacco nel gioco di sfumature pur usando la stessa lana, ben venga...
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