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lunedì 17 marzo 2014

Ma voi siete più LIFO o FIFO?

Last In First Out (LIFO) = ultimo dentro, primo fuori.
   È il sistema della pila di piatti: quello che hai messo per ultimo dentro la credenza resta in cima alla pigna, ed è il primo ad essere tirato fuori. Succede anche coi vestiti nei cassetti, soprattutto quelli degli uomini.

First In First Out (FIFO) = primo dentro, primo fuori.
   È il sistema della coda alle casse: chi arriva prima se ne va per primo. O quello che uso con lo yogurt: quello comprato per primo scade prima, quindi è il primo ad essere mangiato.

LIFO e FIFO sono concetti usati in economia e in informatica, ma si possono applicare in svariate circostanze. Per esempio, pensando al carattere delle persone creative, possiamo dire che:
_ Sei un tipo "LIFO" se hai un sacco di lavori non-finiti, iniziati un sacco di tempo fa, che procedono solo se hai prima finito le cose più urgenti o se non hai nient'altro di più interessante da fare. "Last in, first out": la novità va consumata subito, per il vecchiume c'è tempo.
_ Sei un tipo "FIFO" se ti concentri su un solo progetto per volta (o un piccolo numero), e consideri troppo dispersivo iniziare qualcosa di nuovo prima di avere portato a termine quello su cui stai lavorando. "First in, first out": chi arriva per primo ha la precedenza sugli altri.

Tendenzialmente io ragiono LIFO, ed è questo il motivo per cui pianto i lavori a metà, mi dimentico il gas acceso, perdo tanto tempo e mi riduco sempre all'ultimo momento: c'è sempre qualcosa di più urgente o di più carino che mi distrae, e riesco a pensare solo alle cose più immediate.
Però con i progetti creativi mi sforzo di applicare il più possibile il metodo FIFO, cioè di rispettare le precedenze cronologiche e di non divagare troppo... altrimenti non ne esco più!

Voi come ve la cavate?

mercoledì 1 dicembre 2010

Le rane fan cra-cra

In italiano, per lo meno. In inglese fanno "rip it, rip it".

Che le rane facciano un verso del genere posso capire: quando giocavamo a Frogger, la rana faceva qualcosa come "rrribi, rrribi", e noi per gioco dicevamo "orribil, orribil"!

E un gioco simile fa chi lavora a maglia, quando si accorge di un errore che non si può più correggere o di avere calcolato male le misure: non resta altro che disfare e rifare. "Rip it, rip it", fa la rana, che tradotto significa "strappalo, strappalo"! Tira, tira il filo finché non si disfa tutto! E così tra un cra-cra e l'altro il lavoro viene riportato al punto in cui non c'era l'errore, o addirittura allo stato iniziale di gomitolo.

Quindi, un lavoro a maglia o all'uncinetto è "frogged" (cioè "ranato") quando è disfatto, per ricominciarlo o perché abbiamo deciso di metterci una pietra sopra e riciclare il filo per fare qualcos'altro :)

D'ora in avanti, nel mio continuo fare e disfare campioni, disfare e rifare per rimediare a continui errori (ma imparerò!) penserò a tutte le volte che a Frogger una macchina mi spiattellava e mi costringeva a ricominciare il quadro daccapo...
RIP IT! RIP IT!

Che poi "RIP" sta sulle lapidi per "Rest In Peace", riposa in pace... oh povera rana e povero lavoro a maglia! Che il Signore li abbia in gloria! Amen!

venerdì 22 ottobre 2010

Likes and Dislikes, Odi et Amo, Adoro e Schifo

("Io schifo", voce del verbo schifare, che in italiano esiste eccome.)


Avevo un'idea di aggiungere, in un qualche angolo del mio blog, una di quelle liste tipo "Amo/Odio", "Mi piace/Non mi piace", come si dice in italiano? In inglese si dice "likes and dislikes", c'è questa formuletta tanto comoda...

Ma, nome a parte, ho un'altra difficoltà. Pensavo di elencare più che altro le cose che hanno a che fare con la creatività, in modo da dare a chi ancora non mi conosce un'idea di cosa faccio o non faccio, di quale sia il mio "stile". Però ci sono cose che non faccio eppure mi piacciono molto. Ci sono cose che faccio ma che non mi piacerebbe ricevere. Se qualcuno leggesse la lista delle cose che mi piacciono per farmi un regalo o per sapere cosa mandarmi in uno swap, rischierei di trovarmi con degli amigurumi.
Non ho niente contro gli amigurumi, li faccio anch'io, però li regalo perché... perché... perché non li uso! Non hanno un utilizzo in casa mia, sono dei soprammobili! E tutti sanno che detesto i soprammobili, e per quelli che non lo sanno lo scriverò nella mia lista in maiuscolo! XD

Alla fine penso che farò una lista "Cose che sì", con elementi tipo "faccio questo, vorrei avere quello, mi piace il color tale" e un'altra "Cose che no" dove scrivere "non sono una scrapper, odio i soprammobili, mi fa schifo il fegato"...
Sarà meglio che cominci a compilare!

domenica 7 febbraio 2010

Avvinta come l'edera...


L'edera
Tranquillo Cremona

L'altro giorno canticchiavo la canzone di Nilla Pizzi, e mi sono chiesta se "avvinto" avesse qualcosa a che fare con "ha vinto". (Ogni tanto il mio cervello fa associazioni d'idee un tantino azzardate...)
Poi mi sono ricordata che in latino ci sono due verbi, vinco e vincio, molto simili se non fossero di diversa coniugazione. Il primo significa vincere, il secondo legare. Da vincio derivano in italiano avvincente e vincolo. (Eh, il latino al liceo scientifico serve a formarti la mente... ci dicevano...)

Ma se "avvincente" significa "che avvince, che lega", allora un film avvincente è uno che ti tiene legato alla poltrona, ed un romanzo può essere "avvincente come l'edera"... O_o Immagino i tralci d'edera che escono dal libro e ti circondano legandoti come un salame (un po' fogliuto) o.O Capperi mi piacerebbe disegnare questa cosa... sarebbe carina per un segnalibro o un biglietto d'auguri quando regali un romanzo!

Altra curiosità è la somiglianza di due verbi che non hanno nulla in comune. Chissà se ce ne sono anche in italiano? Ma sì, c'è salare e salire... e poi... vi va di giocare a trovarne degli altri? ^o^

domenica 26 luglio 2009

Linguaggio

Mi rendo conto di parlare in un modo tutto mio, e di essere in realtà sgrammaticata. Un tempo parlavo meglio di molti altri: ero una bambina intelligente che leggeva molto e poi ho frequentato il liceo, e questo mi ha reso un po' più "acculturata" dei miei coetanei. Poi ho vissuto una specie di "analfabetismo di ritorno" in cui ho smesso non solo di leggere, ma anche di usare il passato remoto (che già da prima compariva solo in temi ed interrogazioni, visto che sono di Milano) ed anche l'uso del congiuntivo si è drasticamente ridotto. Avendo a che fare nella vita quotidiana con le solite quattro cose, ho finito per dimenticare moltissimi termini, per non usare più i sinonimi... Insomma, mi sono trovata a gestire un blog scrivendo sempre le solite quattro parole >.<

Mi dispiace aver perso una delle mie facoltà, vorrei recuperarla almeno in parte, ma soprattutto vorrei condividere con voi la curiosa avventura all'interno della lingua italiana.

Ho sempre avuto la tendenza ad inventare parole, a giocare coi termini, e a divertirmi con l'italiano. Ogni tanto mi capita di scoprire che uso una frase fatta conoscendone più o meno il senso ma non il significato esatto delle parole che la compongono (al momento non mi viene un esempio), o di voler scrivere un "modo di dire" e scoprire che non so come farlo ("non c'entra niente" o "non centra niente"? Questa cosa non ci sta dentro o ha una pessima mira?). Oppure succede che mi chiedo cosa vuol dire in italiano un certo termine inglese (se "directory" vuol dire "cartella", allora "file" cos'è?) e quindi guardo sul dizionario, così, per curiosità... oppure mi affido a Wordreference che ha anche un forum "solo italiano".

Ogni tanto scopro cose curiose, per esempio che "scannerizzare" in realtà sul dizionario sarebbe "scandire", così come si scandisce il ritmo battendo le mani, o si scandisce una parola per rendere chiaro come si scrive e per evitare "errori di spelling"... uhm, "fare lo spelling" come si dice in italiano? Si dice "compitare", lo sapevate? Che parola strana, mai sentita! Ha qualcosa a che fare coi compiti di scuola?
E così via...

A volte è divertente sapere da dove viene una parola: per esempio, "signorina" sarebbe, a rigor di logica, "vecchina", perché "senior" vuol dire "più anziano", mentre "zitella" sarebbe un vezzeggiativo di "zita" che significa "ragazza". Per cui una donna non più giovane ma non ancora sposata dovrebbe offendersi a sentirsi chiamare "signorina" e non "zitella"... che strano, invece nell'uso è il contrario! :D

Ci saranno altri interventi su questo blog (rari, ma ci saranno) sull'uso della lingua, etimologia, sinonimi, traduzioni e curiosità varie... Forse vi sembreranno noiosi, ma io sono curiosa e mi ci diverto, come quando mi immaginavo le signore frivole che chiacchierano e spettegolano realizzando Tattidee, in un post sul chiacchierino...
Oppure come quando, parlando di traduttori automatici, è saltata fuori una "mozzarella light" tradotta come "mozzarella luce" ed io, immaginandola luminescente, mi son detta: "sembra che abbia l'aureola, non sarà una Santa Lucia?" XD

martedì 14 luglio 2009

Tatting, chiacchierino... Chiacchiericcio?

Pizzo chiacchierino, perché si chiama così?

Forse per il fatto che è un lavoro semplice e ripetitivo, che quindi permette a chi lo lavora di chiacchierare nel frattempo. Mi immagino le signore di una volta, in quattro o cinque in un salottino, a spettegolare intanto che facevano andare questo lavoro tra le mani... così avevano la scusa di non restare con le mani in mano perdendo tempo in chiacchiere ;)
Oppure perché quando il filo viene avvolto sulla navetta, e quando lo si svolge man mano che lo si lavora, la navetta fa un tipico rumore "clic" ogni volta che il filo passa da una punta, ed è la navetta quindi a "cantare" o a chiacchierare.
Altri dicono che derivi dal termine inglese "tatting" che significa il parlare fitto fitto.
Incuriosita da quest'ultima etimologia, ho cercato sui dizionari che ho in casa, un inglese-italiano ed un inglese monolingua, e poi su dizionari online. Ma dicono che "tatting" è esclusivamente il pizzo, fatto con la navetta o con l'ago (infatti esiste una trina ad ago che risulta del tutto simile al pizzo chiacchierino), mentre il chiacchierare (o meglio lo spettegolare ed il parlar male della gente) si dice "tattle", non "tatting".
Per me personalmente "tatting" potrebbe voler dire "realizzare Tattidee" come fanno Tatti e la Tattina ;D Non ha molto a che fare col pizzo, ma il suono della parola è quello: Tatting = fare Tatti, no? ^o^
In francese invece il pizzo chiacchierino si chiama "frivolité", cioè "frivolezza", nome perfetto per un pizzo così fine e leggiadro, tutto boccoli e ricciolini! E anche per il carattere delle dame del salotto di cui sopra che amavano indossarlo! XD
Non ho nozioni di tedesco o altre lingue, per cui non so dirvi...
In italiano però questo pizzo viene chiamato anche "occhi", suppongo per via del fatto che si compone per lo più di forme ad occhiello (anelli, pippiolini...)


Per rispondere a Cialla, e per chiarire le idee a tutti gli altri che non sanno di cosa ho parlato fino adesso, vi dirò che sì, il pizzo chiacchierino è quello fatto con la navetta.
La navetta è in sostanza una bobina, una spoletta composta da due lamine a forma di mandorla unite da un perno centrale, intorno al quale si avvolge il filo con cui si farà il pizzo. Le due lamine si toccano in corrispondenza delle punte, in modo che si possa far passare il filo tra le due metà della navetta per avvolgerlo sulla spoletta, ma che esso non si srotoli durante l'esecuzione del pizzo. Esiste anche un tipo di navetta con le estremità unite insieme, che però contiene una bobina che può essere estratta per riempirla e può ruotare all'interno della navetta, così da srotolare mano a mano il filo che serve per il pizzo. In queste foto vedete sia una navetta semplice che una "elaborata" con la bobina estraibile ed un piccolo uncinetto ad un'estremità.
Ci sono navette di tanti tipi, ma queste sono le uniche due che ho :) Quella di plastica si trova abbastanza facilmente in merceria e costa un euro e qualcosa, quella di metallo è eredità di qualche nonna/prozia/antenata non so bene chi...

L'uncinetto serve per collegare tra loro le diverse componenti del pizzo, ed è molto pratico averlo incorporato nella navetta! Così come è molto più facile riempire una bobina simile a quelle delle macchine per cucire che non una navetta da chiacchierino... però la navetta di plastica blu è molto più leggera e ha una forma bombata che scivola bene sotto il filo, mentre quella di metallo tende ad inciampare per via dell'uncinetto, della saldatura tra le lamine e dello spessore sottile delle lamine stesse. Insomma, la scelta dell'uno o dell'altro tipo dipende dalle preferenze personali.

Non farò un tutorial di chiacchierino, perché ce ne sono già ma soprattutto perché bisogna provare per capire... c'è chi afferra subito il concetto e chi dopo sei lezioni ancora non ha capito come diamine si fa il nodo, anche se ha una persona che lo segue e gli dice "non così, sbagli questo", cosa che un libro o un video non può fare. Capito il nodo-base, a mio parere è tutto facilissimo, al massimo si tratta di fare un po' di esercizio per allenare le dita a fare il movimento corretto.

Però se scopro qualcosa di nuovo o di particolare, o se finisco un altro lavoro, non mancherò di proporvelo!