martedì 7 dicembre 2010

Produco produco (o anche no)

Avrò scritto forse un centinaio di auguri natalizi per conto dell'asilo di Schignano, a tutti i soci e simpatizzanti (i bigliettini però li avevano fatti i bambini con le maestre, eh!). Non che la mia grafia sia eccelsa, però ho usato un paio di trucchetti per renderli più carini nonostante tutto ;)

Uno: la scritta centrata. Sul computer è facile, mentre a mano mi ha richiesto un po' di prove su un foglio a parte per vedere quando andare a capo e quanto spazio occupa una certa parola (mediamente). Poi non è mica facile, qualche volta scrivi un po' più largo o un po' più stretto, non ho mai avuto una scrittura uniforme e regolare... anche se grazie al cielo la mia grafia è abbastanza leggibile.

Due: scrivere "Buone Feste" in doppio, oro e nero. Se lo scrivo solo in nero è banale, se lo scrivo solo in oro, sul rosso, si vede perfettamente sotto la luce elettrica ma sotto la luce naturale non si legge un tubo. Magia dei pigmenti... anche il trucco fa lo stesso scherzo! Ma questa è un'altra storia...
I primi biglietti li avevo scritti in oro e avevo fatto poi una specie di ombra con la biro nera, tecnica che uso spesso perché mi piace. Ma ci voleva troppo tempo e non rendeva bene. Allora ho cominciato a scrivere tutto in nero, e poi riscrivere in oro un po' più in alto a sinistra, cercando di seguire i contorni (cosa non proprio facile e immediata). Essendo il color oro coprente, parti della scritta nera vengono coperte e l'effetto ombreggiatura è molto simile. Chi fa grafica col computer conosce il sistema XD La precisione è un optional, ma per un biglietto da parte di bambini e staff dell'asilo va bene così...

Beh sono andati bene... dopotutto non è che si pretendesse un lavoro da calligrafo, è uscito molto meglio di quanto si aspettassero e non ci è voluto un granché, solo scrivere!

Più avanti vi aggiornerò su altri esperimenti falliti e un lavoro a maglia finito... anche se non so quanto sia ben riuscito :/

giovedì 2 dicembre 2010

Cosa sto facendo?

Ecco qua.
Campioni.

Ve la faccio lunga, badate bene, per un motivo preciso: perché sono convinta di non essere la sola a vivere certe frustrazioni.
Chi compra solo materiali di alta qualità e solo in base al progetto che ha in mente di realizzare, salti questo post. Arrivederci alla prossima! ^__^
Chi invece usa quel che si trova in casa, quel che riesce a riciclare o quel che gli rifilano, o acquista d'impulso solo perché gli piace il colore o approfitta di una svendita, ecco, costoro mi capiranno.

Ho in casa una rocca di lana azzurro-turchese, un bel colore pugno-in-un-occhio. Finissima. Del tipo che si usa industrialmente per fare i tessuti a maglia che poi andranno tagliati e cuciti, oppure del tipo che si lavora a macchina per farne golfettini leggeri. Ma la mia macchina da maglieria "casalinga" è fatta per lavorare lane di medio peso, non fa punti abbastanza piccoli per quel tipo di lana, sottile come un filo da ricamo o un cotone da pizzi.

Allora ho pensato: la metto doppia, tripla, quadrupla, n-pla... e comincio a far su gomitolini (a mano perché non ho in casa nemmeno un avvolgitore e quello di mia mamma è talmente usurato che fa cilecca U_U )
Dopo il secondo gomitolino ero già stufa, e ho pensato di fare un bel mélange con un altro filo più spesso: avevo scovato un gomitolino di filo avanzato, evidentemente proveniente da qualcosa di disfatto, di un color petrolio bellissimo ma un po' spento. Volendo fare qualcosa di piccolo, mi sarebbe bastato.
Dunque: due gomitolini, la rocca, il filo aggiunto che è più spesso, ci siamo: arriviamo ad uno spessore decente.

Che ferri uso? Essendo principiante e non avendo ancora occhio, ho fatto qualche prova. Metto su una trentina di punti su ferri del due e mezzo e comincio a lavorare a maglia rasata. Dopo 6-8 righe mi rendo conto che è troppo compatto. Vado avanti con dei ferri n.3: altre 8 righe e mi sembra vada molto meglio, penso che sia adatto. Ma per precauzione voglio provare anche con i ferri del 3 e mezzo: mi sembra molto più facile, il lavoro è più scorrevole, ma la trama mi pare un po' troppo rada.
Bene, vada per il 3.

Disfo tutto e comincio a lavorare a grana di riso doppia (1° e 2° ferro: 2 diritti, 2 rovesci; 3° e 4° ferro: 2 rovesci, 2 diritti, insomma una specie di coste 2/2 scambiata ogni due ferri, esce un disegno a piccoli quadrettini). Ma il lavoro non mi soddisfa, non è elastico come pensavo, poi è un po' troppo ruvido, non so, non mi piace... Disfo tutto e rimando a giorni migliori.
Però intanto faccio su il gomitolo! Prima stavo usando due gomitolini e la rocca di turchese più il gomitolino color petrolio, cioè ho preso 4 fili da 4 gomitoli diversi e li tenevo in mano insieme man mano che lavoravo. Ma disfando il lavoro, piuttosto che ridividere i 4 fili ho ben pensato di tenere com'era il filo già lavorato, di farne un gomitolo (a dire il vero l'ho avvolto su un tubo di cartone) e di mettere insieme i 4 capi per la restante lunghezza del filo.

Dopo qualche giorno, mi viene voglia di riprovarci: quel colore, quel mélange, mi piace troppo per lasciarlo lì. Inoltre mi ero fatta nel frattempo un'idea più chiara del modello da realizzare. Allora rifaccio un campione a grana di riso doppia, però proviamo coi ferri da 3,5 mm, che sono più comodi e il punto resta un po' più elastico. Ma non va, non va... forse devo cambiare punto, questo non è adatto. Tanto per non complicarci la vita, proviamo con la maglia rasata: sarà banale ma in genere coi mélange è la scelta più azzeccata, perché i punti elaborati o in rilievo si perdono un po', e poi così metto in risalto il filato e non il punto.

Ed eccomi qui, con questo campione che mi scontenta ancora... il filato è un po' difficile da lavorare e vado pianissimo, ma soprattutto la consistenza non va, non va... è un po' troppo ruvido e rigido, e poi a seconda che nel punto si affacci un filo o l'altro cambia non solo il colore ma anche la morbidezza/ruvidezza al tatto... Eppure il colore mi piace da morire, sarebbe uno spreco non usarlo...
Sono così indecisa! Lo disfo?

Forse quel tipo di filo sarebbe più adatto per un lavoro all'uncinetto, che di suo è più consistente e meno elastico del lavoro a maglia. Però l'uncinetto "rende" meno, nel senso che ci vuole più filo per un lavoro della stessa dimensione di quello a maglia, e io ho un gomitolino piccino. Cosa ne farò?

E soprattutto: mi deciderò prima su un lavoro alternativo che sfrutti quel filato, o mi deciderò prima ad usare un altro filato per fare quello stesso lavoro?
Intanto ho già in mente di usare la lana marrone dei calzerotti e del set per capelli per fare un'altra cosa, ma per quella ho bisogno di un po' di tempo e di serenità... il che significa dopo questo fine settimana, e forse anche dopo il ponte! Poi vi farò sapere ;)

mercoledì 1 dicembre 2010

Le rane fan cra-cra

In italiano, per lo meno. In inglese fanno "rip it, rip it".

Che le rane facciano un verso del genere posso capire: quando giocavamo a Frogger, la rana faceva qualcosa come "rrribi, rrribi", e noi per gioco dicevamo "orribil, orribil"!

E un gioco simile fa chi lavora a maglia, quando si accorge di un errore che non si può più correggere o di avere calcolato male le misure: non resta altro che disfare e rifare. "Rip it, rip it", fa la rana, che tradotto significa "strappalo, strappalo"! Tira, tira il filo finché non si disfa tutto! E così tra un cra-cra e l'altro il lavoro viene riportato al punto in cui non c'era l'errore, o addirittura allo stato iniziale di gomitolo.

Quindi, un lavoro a maglia o all'uncinetto è "frogged" (cioè "ranato") quando è disfatto, per ricominciarlo o perché abbiamo deciso di metterci una pietra sopra e riciclare il filo per fare qualcos'altro :)

D'ora in avanti, nel mio continuo fare e disfare campioni, disfare e rifare per rimediare a continui errori (ma imparerò!) penserò a tutte le volte che a Frogger una macchina mi spiattellava e mi costringeva a ricominciare il quadro daccapo...
RIP IT! RIP IT!

Che poi "RIP" sta sulle lapidi per "Rest In Peace", riposa in pace... oh povera rana e povero lavoro a maglia! Che il Signore li abbia in gloria! Amen!